03 gennaio 2012

Vedere e toccare


II Settimana del Tempo di Natale

1 Gv 2,29 - 3,6; Sal 97; Gv 1, 29-34

 

Il vedere e il toccare con mano sono la base della testimonianza nella teologia di Giovanni evangelista. Non si può testimoniare Cristo risorto se prima non lo si ha sperimentato nella propria vita.

Così è stato per Giovanni battista. Così dovrebbe essere per noi oggi.

Il vangelo odierno ci presenta, appunto, il più grande dei profeti come una persona in ricerca. La quale prima scopre la sua chiamata, poi la segue fino in fondo per poi avere la certezza di incontrare quello che è più grande di lui perché prima di lui: il Cristo.

Seppur un grande uomo di fede, anche Giovanni il battista ha fatto un cammino di fede, con i suoi dubbi ed incertezze, per giungere ad incontrare il figlio dell’uomo e conoscerlo per poi testimoniarlo come l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

È lo stesso dinamismo di fede che dovrebbe toccare la nostra vita di discepoli di Cristo oggi. Non possiamo dirci pienamente cristiani se non incontriamo continuamente Gesù nella nostra vita. Se non sperimentiamo la sua amicizia nel risollevarci dalla morte del peccato e della sofferenza.

Questo è possibile nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dell’eucaristia domenicale, memoriale della grande Pasqua della sua resurrezione. Essa è la sorgente del nostro continuo rinnovamento interiore che ci fa crescere umanamente e spiritualmente.

Se sperimentiamo la gioia della salvezza, ogni giorno canteremo al Signore un canto nuovo; quello che lo Spirito ci suggerisce per lodare la sua grandezza e la sua misericordia, manifestata nel Figlio.  

22 dicembre 2011

La grandezza di Dio

 

IV Settimana del Tempo di Avvento


1Sam 1,24-28; 1Sam 2; Lc 1, 46-55

 

Rendere lode a Dio è riconoscere la sua grandezza nel sollevare il povero dalle sue infermità. Egli può fare grandi cose, come dice Maria nel Magnificat, purché riconosciamo, in tutta umiltà di aver bisogno di Lui.

 

L’arco dei forti s’è spezzato,
ma i deboli si sono rivestiti di vigore.
I sazi si sono venduti per un pane,
hanno smesso di farlo gli affamati.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita.

 

Così si esprime il primo libro di Samuele al capitolo due. Anna partorisce Samuele dopo anni di attesa e di preghiera ed alla fine è ricompensata. E rende lode a Dio offrendogli suo figlio. Il Signore glielo ha donato, è lui il padrone della sua vita.

La preghiera di Maria rispecchia questa fede. Se Dio le ha concesso di portare nel mondo suo Figlio è giusto che sia Lui a stabilire la direzione della sua vita.

L’amore della mamma si abbassa dinanzi a quello più grande di Dio.

Questo il senso dell’umiltà: riconoscersi poca cosa dinanzi alla grandezza di Dio, che veramente può operare meraviglie. Così Egli

 

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre.

 

Con queste parole si chiude il Magnificat che Maria rivolge a Dio come inno di lode e ringraziamento.

Anche la nostra vita dovrebbe essere aperta a Dio ed al suo Spirito. In questo modo meraviglie verranno anche nella nostra vita per mezzo di Cristo nostro Signore, Luce vera per il nostro vagare.

01 dicembre 2011

Sicurezza

 

I Settimana del Tempo di Avvento


Is 26, 1-6; Sal.117; Mt 7, 21.24-27


I paesaggi medioevali che ancora si conservano in molte parti d’Italia, ci presentano grandi agglomerati aggrappati alla roccia. Una tecnica costruttiva che garantisce sicurezza alle case ed alle persone. Alle case perché fondate sulla roccia; alle persone perché difese dal grande castello in alto.

Il regno di Dio è simile a questo tipo di villaggi. Gesù è la roccia su cui si fonda la nostra fede. Dio Padre il re che ci protegge. Lo Spirito colui che ci illumina nella notte dagli assalti delle tenebre.

Si tratta, però, di una roccia che deve sempre essere mantenuta viva dall’ascolto della Parola. Gesù, infatti, afferma: Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Se non si alimenta la fede, essa non rimane salda e si trasforma in sabbia che fa affondare.

L’ascolto della parola ci indica le giusta vigilanza per custodire la roccia della nostra fede fino al giorno in cui il regno di Dio si stabilirà una volta per sempre, quando i poveri e gli oppressi cammineranno sui resti delle case costruite sulla sabbia. Esse in apparenza sembrano grandiose, ma in realtà non sono solide e affondano alla prima tempesta.

Noi vogliamo che il nostro re sia il Signore e la roccia su cui costruire la nostra casa suo Figlio morto e risorto. Chiediamo che lo Spirito ci illumini sempre per non lasciarci sedurre delle tenebre del peccato che appaiono belle e seducenti, ma che si riducono in sabbia e palude.