26 gennaio 2012

Pastori

San Timoteo e Tito, Vescovi


timoteo e tito.JPG2Tm 1,1-8; Sal 95; Lc 10,1-9



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La memoria odierna dei santi Timoteo e Tito, ci fa riflettere sul ministero della predicazione diretta del regno di Dio che Gesù ha affidato agli apostoli ed ai settantadue discepoli. La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe, ci ricorda il vangelo.

Un problema sempre esistito. Pochi sono coloro che lasciano tutto per il regno dei cieli. Anche se la chiamata di Dio è sempre presente. L’invito alla preghiera è tenere costante questa esigenza di ministri concreti del vangelo che guidano la messe. Ministri secondo il cuore di Dio.

Dobbiamo renderci conto di questa necessità per la chiesa ed esprimerla con fede a Dio.

Paolo ed i suoi collaboratori, Tito e Timoteo, hanno accolto la fede del vangelo e, ascoltato la chiamata del Signore, hanno seguito le sue vie. Sicuramente grazie alle comunità che li hanno generati alla fede, in base anche a quanto dice Paolo nella seconda lettera a Timoteo: Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.

La fede ha sempre a che fare con valori incarnati nella storia delle persone e delle comunità di appartenenza, dove si respira la carità fraterna. Se si vive la fede non mancano sincere vocazioni al ministero sacerdotale, alla vita religiosa, missionaria e familiare.

Per forza di cose la fede, se vissuta, genera nuove vocazioni per il Regno.

La nostra, dunque, sia una preghiera constante ed incessante al Signore affinché mandi operai per la sua messe per  annunciare, col salmo 95, di giorno in giorno la sua salvezza, in mezzo alle genti narrare la sua gloria, a tutti i popoli  le sue meraviglie.

25 gennaio 2012

Il converso

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Conversione di San Paolo, Apostolo


At 22, 3-16; Sal 116; Mc 16, 15-18

 

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«Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».

Così dice il Signore di Paolo di Tarso, il grande persecutore, negli Atti degli apostoli. Egli si fida di lui, lo conosce e sa che la diffusione del vangelo può avvenire tramite questo fariseo della scuola di Gamaliele.

Incredibile la sua conversione!

All’improvviso vengono meno tutte le sue sicurezze e non vede più; il potente ha bisogno di aiuto. Sulla via di Damasco il Signore lo acceca con la sua chiamata e gli indica le persone adatte per condurlo alla fede.

Il perseguitato diventa il Signore della sua vita!

Al punto che Paolo inizia a predicare egli stesso il vangelo di Cristo, morto e risorto, a cominciare dalle scuole farisaiche, da cui proviene. Per poi rivolgersi ai gentili, dei quali è definito apostolo, per lo zelo della sua predicazione, che notiamo nelle lettere che ci ha lasciato.

Tutto frutto di un incontro.

Non dovrebbe essere anche per noi così? Se veramente accogliamo Gesù nel cuore, Egli sul serio ci guiderà verso la piena realizzazione di noi stessi. Anzitutto ci donerà la conversione per credere al vangelo e testimoniarlo nella nostra esistenza, come Paolo.

Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre, ci ricorda il salmo 116. Questo dovremmo raccontare a tutti, soprattutto a chi è in difficoltà e fa fatica ad incontrare il Signore.

03 novembre 2011

Il Dio dei morti e dei vivi


XXXI Settimana del Tempo Ordinario - Anno I


Rm 14, 7-12; Sal.26; Lc 15, 1-10

 

Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Questa frase della lettera di san Paolo apostolo ai romani, che oggi propone la liturgia, ci invita a riflettere, in particolare, sulla morte spirituale. È la pecora smarrita del vangelo.

Infatti, quando ci allontaniamo da Dio, facciamo esperienze belle e piene di ebbrezza, che alla fine non restano nulla, se non un forte senso di vuoto e delusione. Spiritualmente moriamo perché non è lo Spirito che ci guida, ma la carne. Ci smarriamo.

Il Signore, però, continua a cercarci. Nel nostro buio egli c’è, proprio perché è passato attraverso l’esperienza della morte e l’ha vinta. Per questo ci prende e ci riporta alla luce della sua resurrezione, dove è gioia piena e duratura.

La pecorella ritrovata è una grande festa, più delle novantanove che già hanno la gloria di Dio, perché è ritornata all’ovile e forte era la sua mancanza. Soprattutto da parte del Signore, nostro unico Padre.

Oltre alla morte spirituale, Gesù è il Dio della morte fisica. Quella che separa l’anima dal corpo. Egli, alla fine dei tempi, alla parusia, ridarà vita ai nostri corpi mortali e li porterà nella dimensione eterna, dove si loderà Dio per sempre.

Anche oggi, vogliamo ancora chiedere al Signore che rinsaldi la nostra fede in Cristo e nella resurrezione di vita, di cui anche oggi possiamo godere i frutti in virtù del battesimo.