15 maggio 2012
Il ritorno
Martedì della VI settimana di Pasqua
At 16,22-34 Sal 137 Gv 16,5-11
Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito
Nel vangelo di oggi Gesù annuncia il suo ritorno al Padre. Gli apostoli accolgono la notizia con dispiacere, perché gli sono affezionati.
Tuttavia Egli rassicura loro che non li lascerà soli perché invierà il Paraclito, lo Spirito Santo, il quale li guiderà alla verità tutta intera. Questo perchè il suo compito è rispondere alla chiamata d’amore del Padre, che lo ha mandato nel mondo per salvarci.
Gesù torna alla casa del Padre nel giorno dell’Ascensione, che ci stiamo preparando a celebrare. Ascende al cielo, da dove è venuto. Ma la sua missione sulla terra continua con il dono dello Spirito.
Egli vivifica ogni cosa e rende attuale il mistero di Cristo, dando a noi oggi la forza per accoglierlo e credere in Lui. Nonché di testimoniarlo, sia aderendo alla sua fede sia sconfiggendo le tenebre del peccato alla luce della Parola e dell’eucarestia.
Infatti, se lo accogliamo come il Signore della nostra vita, Egli cancella i nostri peccati. In modo che la luce della nostra fede in Lui possa risplendere in pienezza nelle tenebre del vizio e dell’errore.
Saremo continuamente liberati dalle catene del peccato per testimoniare al mondo la resurrezione di Gesù.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo (salmo 137).
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04 aprile 2012
Il misero
Mercoledì della settimana santa
Is 50,4-9 Sal 68 Mt 26,14-25
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
L’uomo può uccidere il corpo ma non l’anima. Non può annientare totalmente una persona. Questa è la speranza di chi crede in Dio. Egli farà giustizia e donerà quella vita che sembra essere perduta per sempre.
Proprio per questo Gesù, il servo sofferente è andato incontro alla morte. Si è fidato di Dio. Ha accettato le tenebre del tradimento, della sofferenza e della morte. Ha bevuto il calice amaro fino in fondo. L’ha assunto e poi Dio l’ha sconfitto con la luce della resurrezione.
Il gesto di Cristo non è solamente fine a se stesso. Egli ha subito la passione per la nostra salvezza. Ha donato tutto se stesso per ricondurci alla casa del Padre. Un amore supremo che supera ogni egoismo, punto di riferimento per il nostro vivere concreto.
Anche se dovremo affrontare, come Lui, il tradimento, le pugnalate, la persecuzione saremo sicuri della consolazione di Dio che non abbandona il misero e l’afflitto. Certo la croce è dura da portare. Ma la sicurezza di ricevere un beneficio per noi e per i nostri fratelli diventa l’emblema della nostra fede nel Signor e morto e risorto per noi.
Gli ultimi istanti della vita di Gesù sono amari. Il male viene fuori nella sua vera natura distruttiva. Ma non è la parola definitiva. Dio è più forte e con sua luce vince l’oscurità e la trasforma.
Chiediamo a Dio di saper accettare le zone d’ombra dentro e fuori di noi, per accogliere la gioia della resurrezione come grande dono della sua premura per noi.
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21 marzo 2012
Benevolenza divina
Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Is 49,8-15 Sal 144 Gv 5,17-30
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se costoro si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Questo versetto del profeta Isaia mostra la benevolenza che Dio ha per noi. Egli è come un pastore che ci guida alle sorgenti di acqua viva per dissetarci.
Non ci abbandona alla sorte caduca della condizione umana. Ci dona sempre suo Figlio come concreta via da seguire per compiere la sua volontà.
Egli, infatti, è venuto sulla terra, per la conversione del peccatore donandogli un cuore nuovo mediante la forza dello Spirito, che è vita.
Siamo così partecipi della vita della resurrezione, che vede il Cristo vittorioso sulla morte. La sua luce di salvezza è la via da seguire nel pellegrinaggio terreno per raggiungere la meta celeste, quella dell’eterna contemplazione del volto divino.
Alla fine dei tempi, quando Gesù ritornerà e farà risorgere i corpi mortali, ci giudicherà in base alle opere da noi compiute. Se abbiamo seguito le tenebre dell’egoismo, avremo la solitudine eterna. Se, al contrario, abbiamo seguito la luce della coscienza, illuminata dal vangelo, godremo in eterno la comunione con Dio e con tutte le persone di buona volontà.
Certo, Dio non si dimentica di noi nel nostro cammino; tuttavia non si impone. Con la nostra libertà siamo chiamati a rispondere alla seduzione di un amore così grande, attraverso il servizio che possiamo rendere al prossimo.
In tal modo, saremo rivoli di acqua fresca per chi è nell’arsura della sofferenza e gli permetteremo di lodare Iddio anche in quei momenti umanamente incomprensibili.
17:18 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: conversione, luce, salvezza, giudizio, quaresima | OKNOtizie |
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