02 aprile 2012

Olio profumato


Lunedì della Settimana Santa


Is 42,1-7   Sal 26   Gv 12,1-11 

Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.


Maria unge Gesù con dell’olio profumato, molto costoso. Un gesto incomprensibile da parte di alcuni, come Giuda. Egli ha la cassa e tutto quello spreco proprio non lo sopporta. Certo tirare in ballo i poveri proprio da lui che tradirà il suo maestro!

Traspare già il suo ragionare da affarista, affine alla mentalità di questo mondo. Non capisce la portata di Gesù, la sua missione. Il Cristo è venuto sulla terra per essere condannato a morte e poi risorgere. Il senso di quell’unguento è proprio richiamare il sepolcro, dove il Figlio di Dio verrà deposto.

Dio fa giustizia tramite suo Figlio, il servo sofferente annunciato da Isaia, il quale come pecora al macello si avvia al supplizio della croce. Il cammino è iniziato proprio ieri con la domenica delle palme. Gesù è a Gerusalemme, la città santa, per portare a compimento le scritture.

La sua ultima Pasqua è vicina. Il calice amaro da sorbire è pronto. Forse anche noi in questa settimana possiamo ungere il suo corpo. Infatti, sin dal giorno del nostro battesimo partecipiamo della sua morte resurrezione e del profumo della sua santità.

Con la preghiera ed un cuore contrito, sicuramente ci avvicineremo di più a Lui, vivendo gli ultimi istanti della sua vita unendoli ai nostri dolori ed alle nostre difficoltà. Per attendere quel sollievo che viene dall’alto.

19 marzo 2012

Discendenza

 

san giuseppe.JPGSAN GIUSEPPE


2Sam 7,4-5.12-14.16   Sal 88   Rm 4,13.16-18.22   Mt 1,16.18-21.24

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore


santiebeati.it


Oggi è la solennità di san Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù.

Uomo discreto e di fede, sa accogliere il mistero di Dio nella sua vita. Il Signore lo chiama a sposare Maria, la quale è già in cinta per opera della Spirito Santo. Una realtà difficile da accettare per un uomo.

Soprattutto perché egli ha la possibilità di ripudiarla, come prevede la legge ebraica.

Ma non lo fa ed accoglie Maria con il frutto del suo grembo. Così porta a compimento le antiche promesse, che vedono nella discendenza davidica la nascita del Messia e di un regno stabile per sempre.

Giuseppe, discendente di Abramo e Davide, è antesignano di una nuova eredità dove non è più l’appartenenza ad una nazione la condizione determinante, ma il far parte della grande famiglia umana.

Gesù è ad essa che rivolge il messaggio del regno dell’amore che Egli stesso conquista con la sua morte-resurrezione. Le porte del paradiso, chiuse a causa del peccato di Adamo ed Eva, sono da Lui riaperte. Così la strada della luce è possibile per tutti.

Sull’esempio di Giuseppe siamo oggi esortati a credere nella giustizia divina, che supera ogni genere di formalismo e va diritta alla bontà di Dio che redime dal peccato. Un mistero profondo che coinvolge tutta la nostra vita.

Come, dunque, il falegname si è affiancato a Maria e la protetta con amore di marito, così noi siamo chiamati ad accogliere la verità ed a testimoniarla con scelte coraggiose, che testimoniano nel turbine del mondo la coerenza con la fede che professiamo.

12 marzo 2012

Incredulità

 

III Settimana del Tempo di Quaresima

 

2 Re 5, 1-15; Sal.41 e 42; Lc 4, 24-30

Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei


Sono sempre gli estranei che apprezzano le ricchezze che sono in una terra. Spesso anche i doni delle persone. Nessun profeta è accettato in patria.

È quanto accade a Gesù. Pochi credono alla sua predicazione. I molti si dicono: ma questi non è il figlio di Giuseppe e di Maria? Come può dire di essere Figlio di Dio?

Proprio a causa di quest’incredulità, Egli non può compiere prodigi.

Nella scrittura episodi del genere sono già accaduti. Cristo stesso li ricorda. Come quello di Naaman il lebbroso. Egli è comandante dell’esercito del re di Aram ed è lebbroso.

Una ragazza ebrea, che è a servizio della moglie, gli consiglia di andare in Samaria da un profeta.

Egli, allora, con permesso del suo superiore, si mette in viaggio e va in Israele, dal re. Quest’ultimo si sente quasi offeso per la richiesta di questo luogotenente. Il profeta Eliseo sa della cosa e dice al re di mandargli l’uomo.

Gli dice di immergersi nel Giordano sette volte. Naaman quasi si ribella: perché non immergermi nelle acque del mio paese? Pensa. Tuttavia, segue il consiglio e guarisce.

Questo prodigio ricorda il forte valore simbolico che ha il Giordano, attraverso il quale gli ebrei sono passati per entrare nella terra promessa. Un simbolo pasquale che per gli ebrei è la liberazione dalla schiavitù egiziana.

Per noi la liberazione operata da Gesù attraverso la sua morte-resurrezione. Questo evento è fondamentale per la nostra fede. Dovremmo farlo nostro e viverlo, come Naaman si è fidato di Eliseo ed è stato guarito.