24 febbraio 2012

Ascesi

 

Venerdì dopo le Ceneri 


Is 58,1-9a; Sal 50; Mt 9,14-15


Sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo

Introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti

Questi versi tratti dal libro del profeta Isaia, dalla prima lettura di oggi, ci indicano il digiuno che Dio gradisce. Non si tratta di privarsi del cibo o astenersi dalle carni solamente per mortificare lo spirito, ma si apre alle relazioni da coltivare con il prossimo.

Tutto ha come obiettivo la crescita dell’amore vero che si esplica nel rispetto del fratello bisognoso, espressione del volto di Cristo.

Questo ci qualifica come cristiani e ci invita a far festa, come un banchetto di nozze. Lo sposo è Gesù che è in mezzo a noi, la sposa noi tutti come comunità da Lui amata a redenta.

In questa prospettiva anche il perdono dei peccati, auspicata dal salmo 50. Purché il  nostro sia un sincero cuore contrito disposto a lasciarsi guarire dall’amore misericordioso di Dio. Un cuore pentito è sacrificio gradito a Dio.

La penitenza quaresimale assume, allora, il connotato di un forte cammino di ascesi interiore. Esso ci deve avvicinare sempre più al monte di Dio, alla sua dimora, dalla quale ci distacca l’egoismo. Essere vicini a Lui è onorare il prossimo nella sua dignità.

Per questo non si tratta solamente di un cammino singolo, ma comunitario affinché la sposa di Cristo possa vivere in pienezza le sue nozze. Da raggiungere e da godere con tutti gli uomini di buona volontà. 

22 febbraio 2012

Penitenza

 

Le Ceneri


Gl 2, 12-18; Sal.50; 2 Cor 5, 20 - 6, 2; Mt 6, 1-6. 16-18


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santiebeati.it


Il mercoledì delle ceneri segna l’inizio della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla Pasqua. La festa più importante per noi cristiani; festa che ricorda l’evento della resurrezione dai morti di Gesù.

È un periodo dedicato particolarmente alla penitenza. Essa ha diversi modi nei quali si esprime, in particolare: il digiuno, l’elemosina e la preghiera.

Già oggi siamo chiamati a digiunare e ad astenerci dalle carni. Un grande atto di obbedienza alla chiesa che esprime il desiderio di privarsi di qualcosa per fortificare lo spirito e donare il qualcosa ai bisognosi.

L’elemosina, poi, è un’altra attenzione agli indigenti, verso i quali sono indirizzati i nostri risparmi, frutto di privazioni, ma anche le nostre attenzioni ed il nostro tempo; in particolare nell’ambito dell’educazione alla vita buona del vangelo, come ci ricordano i vescovi.

Infine, la preghiera. Come Gesù nell’orto degli ulivi, essa è la nostra forza nel comprendere e attuare la volontà di Dio, che passa sempre attraverso momenti di sofferenza e di prova. Questo per noi, ma anche per tutto il mondo, bisognoso di trovare pace e concordia.

Tutto ciò siamo invitati a viverlo nel nascondimento e nel silenzio. Perché non dobbiamo attuarlo per l’apparenza, facendoci vedere pii e mesti, ma per il bene dei fratelli per i quali siamo a servizio nel nome di Dio.

Chiediamo, allora, al Signore di farci vivere questi giorni con un costante atteggiamento di conversione del cuore. Purificaci o Signore, saremo più bianchi della neve. Così le nostre buone opere splenderanno dinanzi agli uomini e renderanno gloria a Dio.