25 febbraio 2012
Il medico
Sabato dopo le Ceneri
Is 58,9-14 Sal 85 Lc 5,27-32
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano
Siamo tutti peccatori; è una frase che sentiamo spesso. Fino a che punto ce ne rendiamo conto?
Questo mi suscita la parola odierna del vangelo, laddove Cristo afferma che è venuto per i peccatori e non per i giusti. Come il medico che non guarisce i sani ma i malati.
Il peccato, infatti, è proprio come una malattia che corrode l’anima. Gesù non ha avuto paura di stare con i malati. La chiamata di Levi (Matteo) ne è un forte esempio.
Un pubblicano, esattore delle tasse, è da Lui chiamato a seguirlo nella predicazione del Regno. Un reietto dal popolo ebraico perché impiegato del dominatore impero romano. Un impuro; un peccatore pubblico.
Per Gesù non è così. Egli ma tutti e vuole la salvezza di tutti. Sa che la collaborazione non viene dagli alti ranghi, ma dai bassifondi del borgo dei benpensanti, che spesso puntano il dito, come ci ricorda Isaia, ma non osano spostare un sassolino per migliorare le cose.
Com’è grande questo Figlio di Dio!
Parla di un banchetto imbandito per gli ultimi del mondo. Per noi peccatori.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche (salmo 85).
Questa la nostra preghiera se ci riconosciamo bisognosi del suo aiuto e della sua salvezza. Per rispondere con un sì deciso alla sua amorevole chiamata alla conversione.
11:32 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: peccatore, medico, cristo, levi, isaia | OKNOtizie |
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24 febbraio 2012
Ascesi
Venerdì dopo le Ceneri
Is 58,1-9a; Sal 50; Mt 9,14-15
Sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo
Introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti
Questi versi tratti dal libro del profeta Isaia, dalla prima lettura di oggi, ci indicano il digiuno che Dio gradisce. Non si tratta di privarsi del cibo o astenersi dalle carni solamente per mortificare lo spirito, ma si apre alle relazioni da coltivare con il prossimo.
Tutto ha come obiettivo la crescita dell’amore vero che si esplica nel rispetto del fratello bisognoso, espressione del volto di Cristo.
Questo ci qualifica come cristiani e ci invita a far festa, come un banchetto di nozze. Lo sposo è Gesù che è in mezzo a noi, la sposa noi tutti come comunità da Lui amata a redenta.
In questa prospettiva anche il perdono dei peccati, auspicata dal salmo 50. Purché il nostro sia un sincero cuore contrito disposto a lasciarsi guarire dall’amore misericordioso di Dio. Un cuore pentito è sacrificio gradito a Dio.
La penitenza quaresimale assume, allora, il connotato di un forte cammino di ascesi interiore. Esso ci deve avvicinare sempre più al monte di Dio, alla sua dimora, dalla quale ci distacca l’egoismo. Essere vicini a Lui è onorare il prossimo nella sua dignità.
Per questo non si tratta solamente di un cammino singolo, ma comunitario affinché la sposa di Cristo possa vivere in pienezza le sue nozze. Da raggiungere e da godere con tutti gli uomini di buona volontà.
09:28 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: digiuno, isaia, poveri, ascesi, penitenza, cammino, perdono, cristo | OKNOtizie |
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24 gennaio 2012
Fratelli
San Francesco de Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa
2 Sam 6, 12-15. 17-19; Sal 23; Mc 3, 31-35
santiebeati.it
Nel regno di Dio una nuova prospettiva avvolge i discepoli di Cristo: essi non sono più fratelli e sorelle secondo la carne ma in una fratellanza universale, dove Dio è l’unico Padre. Non vigono legami di sangue ma vincoli di solidarietà fraterna che spingono alla comunione e al rispetto di tutti.
Gesù considera fratelli, padri e madri chi fa la volontà del Padre, in particolare chi si fa piccolo per riconoscere il primato del suo amore misericordioso.
Lui, il Figlio di Dio, appunto questo testimonia nella sua vita. Rispetta il padre e la madre terreni, ma li riconosce come collaboratori, anch’essi, del progetto di Dio che vede in Lui l’unico mediatore della nostra salvezza.
Proprio il suo sacrificio ci permette di vivere da fratelli per farci ritornare al progetto originario di Dio, dove prevale unicamente la legge dell’amore. In questa, come cristiani in particolare, dobbiamo crescere come forte segno di unità nel professare la fede nell’unico Padre di tutti che ci ha creati per amore.
Dobbiamo lasciarci prendere da quest’afflato divino ed innamorarci della sua presenza, così come è stato per san Francesco di Sales, di cui oggi facciamo memoria.
Egli non si è risparmiato per amore di Dio ed ha fatto di tutto per diffondere il vangelo in un’epoca ostile, quella della Riforma, dove aleggiano forti dubbi e perplessità. Lo si ricorda come una persona severa ma amorevole.
Che il suo esempio possa essere di incitamento anche per noi nel vivere oggi il vangelo e testimoniarlo come fratelli nell’amore vero e misericordioso.
17:01 Scritto da: vioroma in omelie di memorie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fratelli, sorelle, cristo, regno, piccoli, francesco di sales | OKNOtizie |
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