28 ottobre 2011
Chi ci separerà?
Rm 8, 31-39; Sal.108; Lc 13, 31-35
A piena voce ringrazierò il Signore,
in mezzo alla folla canterò la sua lode,
perché si è messo alla destra del misero
per salvarlo da quelli che lo condannano
Sal.108
Questo versetto del salmo 108 mi aiuta ad entrare nelle letture di oggi. Si parla della premura che Dio ha per noi e del modo col quale la mostra: la condivisione.
Egli divide con noi la condizione umana, anche nella realtà più terribile della sofferenza e della morte. Gerusalemme indica, appunto, il luogo del martirio dove Gesù, e tanti profeti prima di Lui, ha offerto la sua vita al Padre per la nostra salvezza.
Cos’ ha fatto sua la sofferenza del Calvario e la morte, vincendola con la resurrezione, grazie a Dio Padre che gli ha ridato vita. Ha assunto tutto di noi, tranne il peccato, perché è rimasto fedele fino in fondo al Padre ed alla sua natura divina.
Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Questo quesito retorico di Paolo trova proprio risposta nell’amore del Padre che dona il Figlio all’umanità, oppressa da tante cose ma unita a Dio dal sacrificio redentivo del Cristo, vero Dio e vero uomo.
Solo il peccato può separarci dall’amore del Cristo, se non si ha il coraggio di offrirlo a Lui con il pentimento e la risolutezza di continuare a camminare sotto la sua guida liberatrice e salvatrice. Allora anche noi accettiamo le sofferenze del momento presente in attesa della gloria futura, dove non ci sarà più il velo dell’incomprensione e dell’inimicizia ma l’unione dell’amore vero e oblativo.
Che Dio ci sostenga nelle nostre tribolazioni e ci guidi sempre alle opere di carità verso i fratelli per anticipare già ora i benefici della resurrezione.
00:17 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: paolo, calvario, cristo, carità, sofferenza | OKNOtizie |
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05 settembre 2011
Il riposo
Col 1,24 - 2,3; Sal.61; Lc 6, 6-11
È bene rispettare il giorno di festa e dedicarsi al riposo.
Ma il fine quale è?
Credo sia quello di ritrovare il giusto equilibrio per servire meglio gli altri e la comunità. Un equilibrio che aiuti a mettere ordine nella propria vita per dare il giusto posto ad ogni cosa. Dio per primo.
Gesù ci invita ad amare il prossimo come noi stessi, anzi a vedere in chi mi è accanto la sua presenza, spesso sofferente, che non devo sottovalutare.
Per questo, non posso farmi condizionare dalle norme esterne al punto tale da ignorare il mio fratello bisognoso. La carità ha sempre il primo posto perché è segno dell’amore eterno di Dio, che un domani godremo definitivamente e che oggi accogliamo come un dono da vivere.
Spesso i principi ci condizionano, come il riposo sabbatico per gli ebrei, perché ci danno sicurezza e ci fanno sentire nel giusto, per il solo fatto di rispettare una norma o una tradizione.
Ma rischiamo, così, di uccidere lo Spirito e le novità che egli vuole proporci.
Una vita che si rinnova ha bisogno sempre di un cuore che pulsa di amore, che sa intravedere nuove strade per esprimersi.
Se vogliamo camminare insieme, dobbiamo adeguarci ai passi dei più deboli o di quelli che non possono camminare e hanno bisogno del nostro sostegno.
Il bene degli altri sempre al primo posto, a servizio della verità.
15:48 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: riposo, sabato, prossimo, carità, verità, spirito | OKNOtizie |
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04 settembre 2011
Correzione fraterna
XXIII Domenica del Tempo Ordinario
Anno A
Il tema di oggi è la carità.
Carità vuol dire amore, ma con un significato molto più ampio di quello che pensiamo.
È un dono di Dio che ci è stato fatto nel giorno del battesimo, insieme alla fede e alla speranza. È una virtù teologale che viene a migliorare i nostri atteggiamenti di amore nei confronti di Dio e dei fratelli.
Per questo è sempre necessario lasciarsi interpellare dalla Parola per cambiare il mostro modo di pensare. Siamo fatti per amare, ma in un modo più grande del nostro, secondo il cuore di Dio.
Il primo passo da fare è mettere Dio e i fratelli al primo posto, soprattutto i piccoli e i deboli.
In questa situazione si colloca il vangelo di oggi.
Siamo invitati ad amare il prossimo come noi stessi tenendo conto della sua sensibilità, del suo modo di pensare, del suo mondo.
Quando riceviamo del male da un fratello, siamo chiamati a rimproverarlo. Non in forza della verità di ciò che ha fatto, ma secondo la legge dell’amore, per la sua crescita interiore.
Perciò, prima di tutto, vado dalla persona che mi ha fatto del male e glielo dico direttamente, evitando inutili chiacchiere che sanno d’infamia e di distruzione. Cose che come cristiano non devo perseguire.
Questo perché la persona cui voglio bene ha il diritto di migliorare e questo è possibile, se come amico, lo faccio capire tenendo conto della sua dignità. Altrimenti non raggiungo l’obiettivo dell’amore vero, della carità.
Poi anche il ruolo della comunità.
Se una persona si contrappone a essa, può venire espulsa, sempre per il suo bene, per fargli capire che ha sbagliato. Lo scopo anche in questo caso non è una punizione fine a se stessa, ma orientata al recupero e alla riammissione.
Il sacramento della confessione, infatti, non è solo un fatto personale, ma una riammissione nella comunità che con il mio scandalo ho ferito. Questo spesso lo dimentichiamo.
Dunque, come oggi ci ricorda San Paolo, posso essere un migliore osservante dei dieci comandamenti, ma se non lo faccio con lo spirito della carità non serve a nulla. Quello spirito che prima di agire mi pone sempre nei panni degli altri per fare la scelta giusta.
Che il Signore ci doni un cuore capace di vero amore.
18:49 Scritto da: vioroma in omelie domenicali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: domenica, carità, correzione, fratelli, amore, confessione, dieci comandamenti | OKNOtizie |
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