25 marzo 2012

Nuova alleanza

 

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)


Ger 31,31-34   Sal 50   Eb 5,7-9   Gv 12,20-33

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto


L’alleanza che Dio vuole stipulare con il suo popolo è ora eterna grazie al sacrificio di Cristo.

Non più l’offerta di animali o prodotti della natura, come avviene nell’antico testamento, ma il sacrificio di Cristo, come via per accedere al Padre. Non più un Dio lontano, ma una divinità presente nel cuore.

È lì che ascoltiamo la sua voce ed abbiamo impresse le tavole della legge a mo’ di indicazione del cammino da seguire.

In esso prevale la regola d’oro dell’amore. Come Cristo ci ama, così noi siamo chiamati ad accogliere nella carità i nostri fratelli.

In tal mondo, l’alleanza divina è più viva e cresce, sin dal battesimo, quando abbiamo accolto Gesù come il Signore della nostra vita.

Ricordare questo è prepararsi a vivere la Pasqua storica nel suo mistero di morte-risurrezione. Così avviene il passaggio alla nuova alleanza. Nella quale non solo Cristo è l’offerta, ma anche noi intimamente uniti a Lui.

Non dobbiamo temere la sofferenza e la morte perché il Signore ci libererà.

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

18 marzo 2012

Croce e salvezza


IV Domenica del Tempo di Quaresima


2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal.136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui


Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.

La salvezza, ci ricorda Paolo, è un dono di Dio e della sua misericordia. Egli, infatti, ha mandato suo Figlio su questa terra per assumere il peccato e la morte e vincerli con la resurrezione.

È quanto Gesù afferma a Nicodemo: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

La luce della resurrezione passa attraverso la croce e vince le tenebre dell’errore per risplendere in eterno.

Questa stessa luce coinvolge il fariseo Nicodemo che sinceramente dialoga con Gesù e lo accoglie come il Messia, in un passaggio graduale dalla tenebra della notte alla luce del giorno che non tramonta.

Egli è il simbolo del vero credente, che riconosce le ombre del peccato e della pochezza umana e si affida totalmente a Dio per essere risollevato e liberato dai falsi idoli.

Le tenebre del peccato portano alla cecità e alla morte. Così come è accaduto al popolo ebraico, che è deportato a Babilonia per non aver ascoltato la voce dei profeti.

Ma, come Dio non ha abbandonato questo popolo e manda il re Ciro a liberarlo dalla schiavitù, così non abbandona noi al ostro peccato. Purché esprimiamo piena fiducia in Cristo suo Figlio e da Lui, ci lasciamo riconciliare con il Padre.

Così anche noi torneremo in quella casa dalla quale ci allontaniamo a causa del peccato. 

11 marzo 2012

Il tempio


III Domenica del Tempo di Quaresima


Es 20, 1-17; Sal.18; 1 Cor 1, 22-25; Gv 2, 13-25

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere


Il tempio è scosso dalla persona di Gesù. Le sue grida e la sua funicella mandano via i mercanti, che fuorviano il genuino significato di luogo di preghiera.

La religione non è un mercanteggiare ma un rapporto intimo e confidenziale con il nostro creatore.

Il monito odierno, inconsueto per un Gesù pacifico, richiama l’attenzione sul vero culto che Egli ha portato a compimento: quello in spirito e verità.

Cristo, con la sua morte e resurrezione, da il via ad una religione non più legata ad un luogo di pietra ma al nostro cuore. Quest’ultimo è il tempio di Dio. Il luogo dove noi lo possiamo incontrare ed ascoltare la sua voce.

In virtù del battesimo, il nostro legame con Dio è ancora più forte, perché ancorato alla figura del Figlio, che sempre intercede per noi e con noi presso il Padre.

Le pratiche esteriori, dunque, sono importanti ed utili per la nostra fede se esprimono il rispetto dovuto al prossimo.

Per questo nella prima lettura odierna ci sono ricordati i comandamenti, che richiamano al vero culto da dare a Dio, con il primato, ed al prossimo, nel rispetto della sua dignità.

Vivere i nostri rapporti nel vero amore che Gesù ha testimoniato, è il culto gradito a Dio.