17 febbraio 2012
Le opere
VI Settimana del Tempo Ordinario - Anno II
Gc 2, 14-24. 26; Sal 111; Mc 8, 34-39
Chi vuole essere discepolo di Cristo è chiamato a seguire il suo esempio. Prendere la croce e seguirlo nell’attuazione della volontà del Padre.
Prima di questo però, un atteggiamento fondamentale: rinnegare se stessi.
Questa è la cosa più difficile, perché significa mettere da parte le proprie convinzioni, la propria mentalità, il proprio punto di vista per aprirsi a Dio ed al suo modo di vedere. Che certo non è la logica del mondo.
Questo cammino graduale di crescita interiore ha come base una certezza: quella di raggiungere la vera felicità, chiaramente indicata dal discorso della montagna. Felicità che vuol dire vita eterna, che non finisce.
Avendo chiara questa meta, la fede si traduce sempre in opere concrete, che dimostrano il nostro agire nel mondo come figli della luce e dell’amore vero che viene da Dio.
Molti sono gli ostacoli: pigrizia, orgoglio, superbia…. ma altrettanto presente è la grazia di Dio che ci guida nel cammino interiore di purificazione del nostro egoismo. Come Abramo, che è stato messo alla prova proprio per far aumentare la sua fede in quel Dio che l’ha chiamato a lasciare tutto.
Anche a noi le prove non mancano. Lì siamo particolarmente chiamati a rinnegare noi stessi per abbandonarci a Dio ed alla sua volontà, pur se ci sembra assurdo.
Tuttavia, se vediamo il Signore come un provvido padre, allora il nostro umile servizio sarà più amorevole, perché sappiamo che Egli vuole il nostro bene.
Noi, sentendoci amati, agiremo come suoi figli e diffonderemo nel mondo il suo amore.
09:01 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, opere, egoismo, grazia, abramo | OKNOtizie |
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