03 novembre 2011
Il Dio dei morti e dei vivi
XXXI Settimana del Tempo Ordinario - Anno I
Rm 14, 7-12; Sal.26; Lc 15, 1-10
Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Questa frase della lettera di san Paolo apostolo ai romani, che oggi propone la liturgia, ci invita a riflettere, in particolare, sulla morte spirituale. È la pecora smarrita del vangelo.
Infatti, quando ci allontaniamo da Dio, facciamo esperienze belle e piene di ebbrezza, che alla fine non restano nulla, se non un forte senso di vuoto e delusione. Spiritualmente moriamo perché non è lo Spirito che ci guida, ma la carne. Ci smarriamo.
Il Signore, però, continua a cercarci. Nel nostro buio egli c’è, proprio perché è passato attraverso l’esperienza della morte e l’ha vinta. Per questo ci prende e ci riporta alla luce della sua resurrezione, dove è gioia piena e duratura.
La pecorella ritrovata è una grande festa, più delle novantanove che già hanno la gloria di Dio, perché è ritornata all’ovile e forte era la sua mancanza. Soprattutto da parte del Signore, nostro unico Padre.
Oltre alla morte spirituale, Gesù è il Dio della morte fisica. Quella che separa l’anima dal corpo. Egli, alla fine dei tempi, alla parusia, ridarà vita ai nostri corpi mortali e li porterà nella dimensione eterna, dove si loderà Dio per sempre.
Anche oggi, vogliamo ancora chiedere al Signore che rinsaldi la nostra fede in Cristo e nella resurrezione di vita, di cui anche oggi possiamo godere i frutti in virtù del battesimo.
16:33 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: paolo, parusia, gesù, dio, pecorella smarrita, morte | OKNOtizie |
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Commenti
Non abbandonarmi, Signore mio Dio,da me non stare lontano;vieni presto in mio aiuto,Signore, mia salvezza. nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. Contemplerò la bontà del Signore nella terra dei viventi. Contemplerò la bontà del Signore nella terra dei viventi. Contemplerò la bontà del Signore nella terra dei viventi. Il Signore è mia luce e mia salvezza:di chi avrò timore?Il Signore è difesa della mia vita:di chi avrò paura? Una cosa ho chiesto al Signore,questa sola io cerco:abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte,si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro, dice il Signore. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Dio è nostra forza e baluardo, difesa nella tentazione, bontà nella sconfitta. Molta folla seguiva Gesù, ed era composta per lo più di malati, di peccatori, di gente abbandonata. Ed è ovvio che tutto ciò non passava inosservato. Anzi, questo rapporto privilegiato con i peccatori era uno dei motivi di accusa: il giovane profeta si mischiava troppo con loro. Gesù mostra che tale rapporto non è casuale; anzi, fa parte della sua stessa missione e, si potrebbe dire, della stessa immagine di Dio. Per questo risponde all'accusa parlando non di se stesso ma di Dio, di come agisce Dio, di com'è Dio. Ben 32 versetti del capitolo 15 di Luca sono dedicati a narrare la misericordia di Dio! Nella prima parabola Dio appare come un pastore che ha perso una delle sue novantanove pecore. Lascia queste ultime nell'ovile e si mette subito alla ricerca di quella perduta. Dio è anche come una donna di casa che ha perso una moneta e si mette a cercarla finché non la trova. Ambedue, il pastore e la donna, dopo aver trovato la pecora e la moneta smarrite chiamano i loro vicini per fare festa. Dio non vuole la morte ma la vita dei peccatori; per questo lascia la sua casa e si fa mendicante d'amore. È quanto Gesù compie. Le parabole della misericordia, narrate per spiegare ai "giusti" la scandalosa vicinanza di Gesù ai peccatori, partono da un'esperienza umana: l'intensa gioia che si prova nel ritrovare ciò che si era perduto. E come può non gioire Dio quando recupera un figlio smarrito? "In quel tempo dice il passo evangelico di oggi si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano:
Costui riceve i peccatori e mangia con loro"". Manca ai farisei l'atteggiamento interiore della povertà spirituale, indispensabile per essere all'unisono con Gesù, per condividere i suoi sentimenti. La loro è invece l'attitudine contraria: questo è mio e non appartiene che a me, non può essere condiviso con altri. Scribi e farisei sono convinti che Dio è proprietà loro e di nessun altro: gli altri sono peccatori. Sono loro i padroni di Dio, i padroni della salvezza, i padroni della vita spirituale e mormorano contro Gesù che "riceve i peccatori e mangia con loro", perché hanno l'impressione che venga ingiustamente dato ad altri qualche cosa che è di loro esclusiva proprietà. Gesù vuole invece far loro capire che per essere uniti a Dio non devono rinchiudersi nel loro egoismo, ma aprirsi agli altri, accogliere gli altri, anche quelli che sembrano i più indegni, perché questo è l'atteggiamento di Dio. Dio è la generosità senza limiti, colui che si prende cura di tutti, si rallegra con tutti, si preoccupa in modo speciale dei più bisognosi, cioè di chi si trova in una condizione di mise4a spirituale che deve essere sostenuta, confortata. Chi è povero in spirito desidera il bene degli altri, condivide con gli altri i doni che ha ricevuto, sapendo che sono doni che si moltiplicano distribuendoli; così è nella condizione privilegiata per essere unito al Signore. Le ricchezze spirituali sono state paragonate alla fiamma. Una fiamma non perde nulla comunicandosi, anzi è accresciuta e diffonde più luce, diffonde più fuoco. Chi vuoi metterla al sicuro in un luogo chiuso, la fa morire per mancanza di ossigeno. Così è per le ricchezze spirituali. Domandiamo al Signore di comprendere profondamente questa attitudine di spirito, che ci impedisce di inorgoglire, di appoggiarci su noi stessi, e ci fa abbandonare nelle mani del Signore tutto ciò che siamo, tutto ciò che facciamo, sapendo che tutto ci viene da lui e che, se li condividiamo, egli moltiplica in noi i suoi doni. Gesù, nella splendida parabola del "Buon Pastore", rivela la misericordia di Dio. Ogni peccatore, simboleggiato dalla pecorella smarrita, poi ritrovata e riportata all'ovile, è infatti oggetto della misericordia del Padre celeste, il quale non lo abbandona a se stesso, ma ha cura di lui. Il Signore ci accoglie sempre con gioia quando ritorniamo a Lui con il cuore contrito. Il pentimento, dunque, è la condizione per poter ricevere il perdono dei peccati, quando ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione. Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Questa frase della lettera di san Paolo apostolo ai romani, che oggi propone la liturgia, ci invita a riflettere, in particolare, sulla morte spirituale. È la pecora smarrita del vangelo.
Infatti, quando ci allontaniamo da Dio, facciamo esperienze belle e piene di ebbrezza, che alla fine non restano nulla, se non un forte senso di vuoto e delusione. Spiritualmente moriamo perché non è lo Spirito che ci guida, ma la carne. Ci smarriamo.
Il Signore, però, continua a cercarci. Nel nostro buio egli c’è, proprio perché è passato attraverso l’esperienza della morte e l’ha vinta. Per questo ci prendee ci riporta alla luce della sua resurrezione, dove è gioia piena e duratura.
La pecorella ritrovata è una grande festa, più delle novantanove che già hanno la gloria di Dio, perché è ritornata all’ovile e forte era la sua mancanza. Soprattutto da parte del Signore, nostro unico Padre.
Oltre alla morte spirituale, Gesù è il Dio della morte fisica. Quella che separa l’anima dal corpo. Egli, alla fine dei tempi, alla parusia, ridarà vita ai nostri corpi mortali e li porterà nella dimensione eterna, dove si loderà Dio per sempre.
Anche oggi, vogliamo ancora chiedere al Signore che rinsaldi la nostra fede in Cristo e nella resurrezione di vita, di cui anche oggi possiamo godere i frutti in virtù del battesimo.
Scritto da: Cosimo | 03 novembre 2011
Grazie per il tuo contributo Cosimo a presto
Scritto da: vioroma | 03 novembre 2011
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