29 settembre 2011
Arcangeli
Dn 7,9-10.13-14; Sal 137; Gv 1, 47-51
Di solito raffiguriamo gli angeli come delle persone giovani, o bambini, con delle ali. In realtà essi sono degli esseri spirituali che la bibbia presenta come messaggeri di Dio.
In particolare i tre arcangeli sono proposti in base alla loro missione. San Michele ha il compito di indicarci il primato di Dio, combattendo contro satana; San Gabriele annuncia il disegno di Dio sulla nostra vita; San Raffaele è la guida verso il Signore nel pellegrinaggio di questa terra.
Messaggeri che hanno un compito subalterno rispetto alla principale mediazione di Cristo, che resta l’unico mediatore tra noi e Dio. Egli è colui che deve essere adorato perché è Dio ed è colui che ha vinto la morte ed il peccato con la resurrezione.
Gli angeli sono al suo servizio, come ci indica il passo del vangelo: Vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio salire a scendere sul Figlio d’uomo. I cieli, appunto, si sono aperti grazie al Figlio dell’uomo che rende vicina la presenza di Dio.
Insieme agli angeli siamo, allora, invitati a lodare il signore per le sue meraviglie. A rendergli grazie con l’Eucaristia, dove il Figlio si offre sempre a Lui per il perdono dei nostri peccati.
La presenza degli Arcangeli è segno che Dio si rende vicino a noi attraverso figure particolari che ci invitano a rivolgerci a Cristo, via, verità e vita, e ad allontanarci da chi ci propone sentieri di morte, dove primeggia l’egoismo e non l’amore vero.
Per intercessione degli arcangeli chiediamo a Dio di illuminarci e farci comprendere la giusta strada per essere in pieno suoi figli e collaboratori.
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26 settembre 2011
I bambini
Zc 8, 1-8; Sal.101; Lc 9, 46-50
I piccoli sono i primi nel regno dei cieli. Non chi assume sentimenti di vanagloria per farsi superiore agli altri.
Questo è il regno. Non c’è nessuna logica di sopraffazione e di rivalità, ma l’unica voglia di sentirsi figli amati dall’unico Padre. Che ci tratta tutti allo stesso modo, senza preferenze.
I bambini capiscono a tatto chi gli vuol bene e manifestano senza veli le proprie emozioni. Non hanno tanti pregiudizi come noi grandi. Sono disponibili a seguirti perché si fidano.
Chi conosce i bambini sa che è così.
Gesù li mette al primo posto. Hanno un cuore buono che riconosce lo sbaglio ed è disposto a chiedere scusa, quando occorre. Noi, invece, che ci sentiamo grandi per non so quali conquiste, difficilmente riconosciamo i nostri sbagli. Ci accontentiamo dell’ipocrisia del dire tutto va bene.
Quando i grandi non si salutano più perché cominciano a odiarsi per interessi personali, i piccoli riconoscono sempre il papà, la madre o lo zio e vorrebbero continuare ad abbracciarli; il loro affetto non muta.
È l’elogio della spontaneità e di un cuore libero.
Magari noi grandi fossimo così! C’è in noi una certa logica mondana che non il tempo si struttura e ci trascina nel chi te lo fa fare?
Zaccaria, nella prima lettura, accanto ai bambini pone anche gli anziani, quelli che camminano col bastone. Anche loro emarginati, a riposo. Ma nel regno di Dio al primo posto. Sono come i bambini.
Che il Signore ci conceda un cuore libero per amare e per costruire il suo Regno. Soprattutto per diventare come bambini.
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25 settembre 2011
Tempio vivo
Ag 2, 1-10; Sal.42; Lc 9, 18-22
santiebeati.it
Il tempio del Signore a Gerusalemme era magnifico. Ma spesso perdeva il suo splendore a causa dei peccati degli israeliti, che trascuravano l’orfano e la vedova.
La profezia di Aggeo parla di un tempio nuovo e spendente. Mai visto prima. Gli israeliti si devono preparare per accoglierlo.
È il tempio vivente nella persona del Messia, che Dio manda nel mondo per redimerlo mediante la costruzione di un edificio spirituale di cui tutti possono fare parte.
Noi ci siamo sin dal giorno del battesimo, quando siamo diventati pietre vive di un grande edificio spirituale che p la chiesa e che abbraccia tutto il mondo. Ma la pietra deve rimanere sempre viva.
La condizione e riconoscere Gesù come il Signore della nostra vita.
È la domanda che oggi egli rivolge agli apostoli: chi dite che io sia? È anche la nostra domanda alla quale dobbiamo sempre dare una risposta. Che sia nostra, non degli altri o presa dal catechismo. È il nostro cuore che deve parlare.
Se lo riconosciamo come il Signore, il Figlio del Dio vivente, allora dobbiamo fare i conti con la sofferenza e gli insuccessi. Perché il vero messia è il sevo sofferente, che va incontro alla morte in un totale abbandono in Dio. Egli lo libererà.
Altrimenti anche noi, come l’antico popolo ebraico, corriamo il rischio di fare tante belle cose ma di non accoglierlo nella nostra vita.
Che il Cristo ci illumini e ci aiuti sempre a riconoscerlo nella nostra vita per quello che Lui è e non in base alle nostre aspettative di potere. Lo chiediamo per intercessione di San Pio, che ha saputo riconoscerlo nella sofferenza e nella persecuzione.
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21 settembre 2011
Il pubblicano
Ef 4,1-7.11-13; Sal 18; Mt 9, 9-13
santiebeati.it
Il Signore Gesù rivolge la sua predicazione ai peccatori e tra loro sceglie i suoi collaboratori.
Rivoluziona il modo di fare dell’epoca che riconosce nei peccatori persone impure da non frequentare.
Inoltre Cristo va verso di loro, non aspetta di essere cercato. Si reca nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei vicoli, nelle case…dappertutto per rintracciare discepoli e collaboratori.
Matteo è un pubblicano, un esattore di tasse per i romani. Mal visto per il suo ruolo e perché questi esattori prendevano di più del dovuto, approfittando della povera gente.
Ma Dio legge il cuore e vede in Matteo qualcosa di più, che si nasconde dietro a quel ruolo infame.
Il Signore lo sceglie come suo diretto collaboratore nell’annuncio del Regno ed egli prontamente risponde.
Forse perché ripone nel Messia attese puramente mondane. Intanto, Gesù lo invita in un cammino con Lui che, a poco a poco, gli renderà chiara missione. Alla fine Matteo il pubblicano sacrificherà la vita per Gesù.
Proprio perché comprende qual è il compito al quale è chiamato, come apostolo, e vi risponde per contribuire a edificare il Regno come colonna portante della chiesa.
Anche noi abbiamo una missione da vivere e scoprire.
Lungo il nostro cammino il Signore ci chiama a servirlo aiutandoci a scoprire i doni dello Spirito, per metterli a servizio della chiesa. Come membra di un grande corpo, così ognuno di noi ha una funzione specifica da scoprire e vivere per l’utilità comune.
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La giusta direzione
Domenica, 18.09.2011
Is 55, 6-9; Sal.144; Fil 1, 20-27; Mt 20, 1-16
Le vie del Signore non sono le nostre vie. Sono totalmente diverse dal nostro modo di fare.
Per questo è necessario, da parte nostra, cambiare continuamente direzione, lasciandoci guidare dalla Parola, come segnale lungo il cammino.
Proprio nella nostra esperienza, spesso ci capita di sbagliare strada perché seguiamo indicazioni che ci portano fuori strada. Rischiamo di non raggiungere la nostra destinazione ma di arrivare in un altro luogo.
Se seguiamo la Parola, anche se non per vie diritte, raggiungiamo il Signore e la sua bontà, di cui oggi parla il vangelo.
Nella sua vigna, il sul regno, gli ultimi saranno i primi. A condizione che tutti ascoltino la sua Parola e si convertano. Il nostro cuore di carne deve essere trasformato in cuore spirituale, dove ha stabile dimore la giustizia.
Ad ognuno il dovuto.
Questo avviene anche nella parabola degli operai della vigna, dove a ciascuno è dato il denaro pattuito. Anche agli operai chiamati all’ultima ora, come il buon ladrone.
All’apparenza sembra un’ingiustizia, ma a ben vedere, nessuno è trattato male o non rispettato. Ciò che predomina è la bontà di Dio, che chiama ed accoglie a qualunque ora la pecora smarrita, che non lo riconosce subito e nella quale potremmo ritrovarci anche noi, fedeli da sempre.
Se veramente scoprissimo il valore della nostra vocazione, non giudicheremmo gli altri, ma vivremmo lo stesso atteggiamento di Dio misericordioso. Perché è di questo che ha bisogno il nostro cuore, come acqua nel deserto.
Ed è un’esigenza donare quest’acqua viva anche a tutti gli uomini, per i quali Cristo ha donato la vita.
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15 settembre 2011
Cuore trafitto
Eb 5, 7-9; Sal 30; Gv 19, 25-27
santiebeati.it
Il cuore di Maria è trafitto sotto la croce nel vedere il figlio che muore. Una sofferenza silenziosa che sa di abbandono in Dio, così com’è stato per Gesù.
Egli ha seguito la volontà del Padre ed ha patito sofferenza e morte perché sapeva che Egli lo avrebbe liberato:
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele (salmo 30).
Sono proprio le parole di Cristo prima di morire. Fiducia in Dio. Fino in fondo.
Prima ancora l’affidamento della madre al discepolo prediletto: «Ecco tua madre!». E viceversa.
Un’ultima raccomandazione che ci coinvolge come discepoli. Se è vero che Maria è la nostra madre spirituale nel cammino di fede, è pur vero che lei simboleggia la Chiesa che cammina nella storia e a cui il discepolo deve uniformarsi, per compiere la volontà del Padre.
Ancora una volta il dolore e la sofferenza in primo piano. Ma non fine a se stessa.
Siamo invitati ad accettare la realtà del male nel mondo, ad assumerla, a farla nostra per offrirla a Dio, l’unico che può trasformarla, come ha fatto nel Figlio.
Cristo continua a intercedere per noi come unico mediatore. Ha pietà di noi e non ci abbandona. Da parte nostra è necessario l’abbandono in Dio, come hanno fatto Lui e sua madre.
‹‹Si compia in me secondo la tua parola››. Attraverso queste parole di Maria, Cristo si è incarnato nella storia, dando tutto se stesso. Attraverso la nostra obbedienza rendiamo vivo il volto premuroso della chiesa.
E con esso la presenza materna di Maria.
17:57 Scritto da: vioroma in omelie di memorie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: maria, obbedienza, cristo, croce, fiducia | OKNOtizie |
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14 settembre 2011
Croce santa
Nm 21, 4-9; Sal 77; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17
santiebeati.it
Il simbolo della nostra salvezza è la croce, dove Gesù ha donato la sua vita per noi. Essa è il punto di riferimento per la nostra fede.
Anche noi, di fatto, siamo invitati a prendere la nostra croce e a seguire il Cristo lungo la via del Calvario, per giungere alla resurrezione.
Una sequela che richiede il rinnegamento di noi stessi, soprattutto del nostro orgoglio.
Gesù, infatti, non ha tenuto per sé la sua divinità come un tesoro, ma ha svuotato se stesso per assumere la nostra condizione umana e prendere su di sè il peccato e la morte, sconfiggendoli una volta per sempre.
Questo è avvenuto sulla croce.
Essa è come il serpente di bronzo nel deserto per gli ebrei: saremo guariti se alzeremo gli occhi verso il monte e terremo fisso lo sguardo sulla croce, per assumere la nostra, attendendo di essere liberati da Dio.
Dio, appunto, ha mandato suo Figlio nel mondo non per condannarci ma per donarci la vita eterna attraverso la rinascita dello Spirito, che continuamente ci aiuta a vivere oggi quello che un domani godremo in pienezza. Nonostante la nostra infedeltà
Questo lo ricorda bene il salmo 77:
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore.
18:30 Scritto da: vioroma in omelie festive | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: croce, gesù, peccato, dio, spirito santo | OKNOtizie |
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12 settembre 2011
Una sola parola
1 Tm 2, 1-8; Sal.27; Lc 7, 1-10
Gesù ha donato la vita per la salvezza di tutti gli uomini.
Anche noi che crediamo in Lui dobbiamo porci in un atteggiamento di apertura. Soprattutto nella preghiera, il respiro del nostro dialogo con Dio dovrebbe essere universale, non solo legato alle nostre esigenze particolari.
Infatti, oggi san Paolo ci sollecita a pregare per chi ha un ruolo di responsabilità nella società: raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.
Il tutto per intercessione dell’unico mediatore della nostra salvezza: Gesù Cristo nostro Signore.
Spesso non ci fidiamo di Lui e ci sentiamo abbandonati quando le nostre richieste non sono esaudite. Il nostro sguardo sovente è limitato alle esigenze immediate e rischia di portarci ad altri che possano esaudirle, come i guaritori di turno.
Il vangelo ci invita, invece, a centrare la nostra attenzione su Cristo.
Come il centurione. Egli, un pagano, sa che Gesù può guarire il suo servo gravemente malato. Si rivolge al Salvatore chiedendogli una sola parola; non si sente degno della sua visita. La sua fede salva il servo.
Un insegnamento per noi che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia ripetiamo a Gesù le stesse parole del centurione. Che dovrebbero tradursi con quanto oggi ci dice il salmo 27:
Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.
17:22 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: centurione, gesù, paolo, preghiera, salvezza | OKNOtizie |
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06 settembre 2011
Preghiera
Col 2, 6-15; Sal.144; Lc 6, 12-19
Il dialogo con Dio che avviene nella preghiera è fondamentale per la nostra vita di fede e per la missione che c’è affidata.
Gesù passava notti intere nel silenzio e nella preghiera, soprattutto quando doveva fare delle scelte importanti, come scegliere i dodici apostoli, suoi diretti collaboratori nell’annuncio del regno di Dio.
Perciò, prima di ogni attività pastorale è necessario, per noi, invocare lo Spirito affinché ci illumini nel fare le giuste scelte per il bene di tutti. In modo che, come ci ricorda san Paolo, nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.
Così lo Spirito, tramite Cristo, ci guida al Padre attraverso le tempeste del mondo, donandoci la forza necessaria per testimoniare il suo amore, ognuno secondo la propria vocazione.
Tutti siamo chiamati per nome dal Signore e abbiamo un compito specifico che lungo il cammino si rende sempre più chiaro, se siamo uniti a Dio Padre nella preghiera. Lì egli parla al nostro cuore e lo orienta nella giusta direzione.
Lungo la strada, ci farà incontrare persone che hanno bisogno di essere guarite dalla lebbra del peccato e della disperazione e che devono essere orientate a suo Figlio, vero medico dell’anima, nella forza dello Spirito.
La nostra, allora, sarà una testimonianza gioiosa se sapremo donare quanto abbiamo ricevuto sin dal giorno del nostro battesimo: la fede nel Dio della vita che in Cristo ha vinto la morte per sempre.
10:23 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: dialogo, preghiera, dio, missione, chiamata, vocazione | OKNOtizie |
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05 settembre 2011
Il riposo
Col 1,24 - 2,3; Sal.61; Lc 6, 6-11
È bene rispettare il giorno di festa e dedicarsi al riposo.
Ma il fine quale è?
Credo sia quello di ritrovare il giusto equilibrio per servire meglio gli altri e la comunità. Un equilibrio che aiuti a mettere ordine nella propria vita per dare il giusto posto ad ogni cosa. Dio per primo.
Gesù ci invita ad amare il prossimo come noi stessi, anzi a vedere in chi mi è accanto la sua presenza, spesso sofferente, che non devo sottovalutare.
Per questo, non posso farmi condizionare dalle norme esterne al punto tale da ignorare il mio fratello bisognoso. La carità ha sempre il primo posto perché è segno dell’amore eterno di Dio, che un domani godremo definitivamente e che oggi accogliamo come un dono da vivere.
Spesso i principi ci condizionano, come il riposo sabbatico per gli ebrei, perché ci danno sicurezza e ci fanno sentire nel giusto, per il solo fatto di rispettare una norma o una tradizione.
Ma rischiamo, così, di uccidere lo Spirito e le novità che egli vuole proporci.
Una vita che si rinnova ha bisogno sempre di un cuore che pulsa di amore, che sa intravedere nuove strade per esprimersi.
Se vogliamo camminare insieme, dobbiamo adeguarci ai passi dei più deboli o di quelli che non possono camminare e hanno bisogno del nostro sostegno.
Il bene degli altri sempre al primo posto, a servizio della verità.
15:48 Scritto da: vioroma in omelie feriali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: riposo, sabato, prossimo, carità, verità, spirito | OKNOtizie |
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